Nonno Pino, al secolo Giuseppe Vignis, 91 anni e mille vite vissute.
È nato e cresciuto alle Fontanelle, in un’epoca stremata dalla fame e dalla guerra.
Quando era bambino, andava al cimitero e, senza farsi vedere dal custode, soffiava le candele più consumate, le portava sul campanile della chiesetta per scioglierle e, con quel pugno di cera, racimolava qualche soldo.
Per vent’anni avrebbe continuato a soffiare, non più le candele, ma il vetro diventando uno dei più abili soffiatori delle Fontanelle.
Le Fontanelle, il suo posto sicuro
Aveva solo nove anni quando, durante le quattro giornate di Napoli, si rifugiò nel camposanto delle Fontanelle. Furono giorni tragici, affollati di pianti, polvere e paura. Per tutta la durata della guerra, il cimitero gli avrebbe offerto un riparo sicuro, come un grembo antico.
Ancora oggi, ogni volta che la nostalgia si fa sentire va alle Fontanelle. Non perché ci sia qualcosa che ancora gli appartenga, ma perché è lì che il suo cuore ritorna per sentirsi, ogni volta, di nuovo a casa.
